ricordo di Gina Roma
Ricordare Gina Roma, dedicandole questa manifestazione, non è semplicemente mantenere la promessa fatta in occasione della vernice della IX edizione il 2 ottobre 2005, è qualcosa di molto più profondo e di sentito che tocca la sfera degli affetti e del sentimento.
Anche la semplice azione di cercar di ricordare crea una forte emozione nell’animo e la necessità di ordinare le idee di fronte alle tensioni della mente.
Questo perché Gina è stata qualcosa di più di un’amica mia e della mia famiglia e tanti momenti ci hanno visti insieme in perfetta sintonia, malgrado la differenza d’età.
L’arte e la reciproca stima nell’operare in ambito artistico sono stati il collante iniziale che ha potuto avvicinare personalità così diverse: Gina sempre loquace, capace di calamitare l’attenzione del gruppo, anzi desiderosa di essere costantemente al centro dell’attenzione ed io piuttosto taciturno e riservato.
Mi ritorna, a tal proposito, il ricordo di una mostra incisoria ad Osimo. In attesa della vernice si passeggiava nel bellissimo parco Comunale frequentato da moltissima gente. Alla vista di un frate, vestito con un saio di colore azzurro, si informò del perché di quel colore particolare e incominciò quindi a raccontare della sua vita. Dopo una decina di minuti aveva attorno a sé più persone che aumentavano di numero man mano che passava il tempo. Ascoltavo e seguivo la scena paragonandola nella mia mente ad un affresco di Giotto dove S. Francesco viene rappresentato mentre parla agli uccellini: Gina voleva essere in ogni modo protagonista e ci riusciva perfettamente.
Nel raccontare dei suoi successi in campo artistico, della sua infanzia, delle difficoltà alla morte della madre e delle sue esperienze di vita, presentava il carisma della persona che ha vissuto molto, la cui esperienza è un patrimonio utile , che ti arricchisce e che per alcuni aspetti è doveroso venga salvaguardato e tramandato.
“ Non sempre scegliamo noi quelli che ci accompagnano nel nostro cammino e talora veniamo in contatto con persone poco attente …“ Questa frase mi ha fatto riflettere parecchio anche se sembra scontata; ma….la nostra vita può subire degli enormi scossoni nel bene e nel male e io so quanto fosse amareggiata per un grande torto subito.
L’ opera di un artista è parte del suo corpo e della sua anima e la cancellatura o la distruzione è una ferita nella carne che sanguina e non cicatrizza facilmente.
Ma il ricordo più vivo è la grande disponibilità nei confronti di chiunque, sempre pronta con parole di incoraggiamento per quanto fatto e suggerimenti per migliorare; io ho colto questo aspetto come una vera e propria disciplina che si era imposta, anche se talora richiedeva grande sacrificio.
L’autenticità e la genuinità del suo rapporto con la gente, l’ambiente naturale , gli animali, la sua immersione nell’ humus di questa terra le hanno fatto produrre opere di una chiarezza e spontaneità estreme, ove il monito è: “ sii sempre te stesso; non puoi mentire alla tua coscienza.” Ecco che allora si coglie che il verde del prato, l’azzurro del cielo, il colore del tronco degli alberi, lo stormire delle fronde, il volo di colombe non sono solo sulla tela, ma sono parte stessa della “tua” esistenza; il “tuo” vissuto, il quotidiano, anima e corpo che si donano agli occhi attenti che vogliono cogliere la realtà. E con lo stesso principio gli stessi temi nell’incisione si trasformano in bianco e nero. I segni dell’acquaforte e gli interventi a punta secca creano una fitta trama ove il gioco di luce reclama il colore. Sì il colore, perché la vita di Gina è stata a colori….
I suoi dipinti raccontano immagini silenziose e fin troppo assordanti, vivaci, intrise di quella gioia che sembra infuocarsi di colore e solo il misterioso legame tra l’anima dell’artista e le sue pennellate, può renderle omaggio.
Allora le colombe s’innalzano in volo e, sembra d’udire ancora lo sfarfallio delle loro ali che mai si disperde nell’aria attraversata con vigore e altrettanta leggerezza.
Un’armonia particolare avvolge l’immagine sempre viva nello sguardo di chi riconosce in ogni segno il pensiero dell’artista, ormai svelato nella trasfigurazione sulla tela.
Come una foto elaborata dall’inconscio, ogni volta sembra apparire in modo diverso, rendendosi creatrice di un vortice di emozioni sempre nuove.
In queste spire cromatiche di vincolo e libertà, l’apparire dinamico induce ad un quesito filosofico per capire quale sia il suo essere…
Emerge così il limite del pensiero umano che fragile, è incapace di cogliere la profondità dell’essenza, costringendo ad accontentarci di un’illusoria libertà nell’entusiasmo dei colori e del loro fluire per mescolarsi, creare, sorprendere, fino a realizzare un atemporale serenità che riesce a sfiorare il sogno .
Eppure, nelle opere di Gina Roma, tutto questo trova definizione.
La luce rischiara una realtà incantevole , invade con armonia ed esasperazione per tessere il dipinto d’una spontaneità che lo rende vero. Il suo apparire è forse imprescindibile dal suo essere, in quanto connubio con quelle tele che rappresentano parte di storia e paesaggi sognati.
Quando ammiriamo un “paese in primavera o al tramonto”, “alberi in fiore”, un” porto”, il “chiaro di luna” o un “giardino incantato”…Forse in quell’ istante siamo nella natura atemporale di un suo dipinto per vivere, non smettere di sognare e credere che oggi, nonostante la sua assenza, in quelle opere sia comunque “un giorno felice”.
Allora udiamo le fronde degli alberi che accarezzano la terra e come quelle colombe nei suoi quadri, noi attraversiamo il silenzioso e variopinto racconto della sua storia.
Quello stormo si allontana nell’infinito e anche se non ci voltiamo, ci dona inesauribile la forza di vedere la realtà a colori, senza però, mai dimenticare.
Infatti pian piano la loro luminosità e saturazione sono venuti a mancare e, prima che la luce si spegnesse, … il terribile momento della mancanza della parola.
Gina sapeva che stavo lavorando all’organizzazione della IX Biennale e della novità del catalogo e delle locandine per cui, non appena dimessa dall’ospedale, andai a trovarla portando con me i materiali.
Seduta sul letto i suoi occhi di mare e cielo si posavano alternativamente dalla locandina alla mia persona e il terribile silenzio era squarciato da un dolore lancinante che mi attanagliava il cuore. Un grande magone mi bloccava la gola. I suoi sguardi erano più eloquenti di qualsiasi discorso.
Il 2 ottobre 2005 alla vernice della Biennale ho riservato a Gina un posto in prima fila e lei era tra noi come lo è oggi.
per Il Comitato della Biennale di Incisione
Aldo Segatto






