Mulini ed edifici industriali

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Mulino Santuz

E' un edificio industriale tipico dell'industria molitoria di fine ottocento. Assieme ai mulini Ambruzzi e Zerio sono tre manufatti costituenti un sistema molitorio per granaglie ancora originario sui rio Resteggia-Rasego affluenti del fiume Livenza. Il Mulino Santuz si trova in uno stato di conservazione non buono. Poichè i mulini hanno inciso sul toponimo del paese, si pensa che siano antecedenti all'XI secolo, ma le prime notizie storiche risalgono al XV secolo. Nel 1776 nel Mulino Santuz erano attive 5 ruote e una sega da legno; sono ancora visibili all'esterno una grande ruota in ferro ed una puleggia per la trebbiatura dei cereali. Ai mulini erano annesse altre strutture quali le unità abitative e i magazzini per lo stoccaggio delle merci.

Mulino Munaret sull'Aralt a Francenigo

La prima conferma storica di un mulino sul corso d'acqua Rio Aralt è del 1472. Tre mulini appaiono in una mappa del 1689 di Francesco Cuman ed erano di proprietà del Conte Giò Paulo di Porcia. Il nome deriva dal toponimo mugnaio, dialettale muner o munaret. Una serie di chiuse sul corso d'acqua permetteva di convogliare ad una turbina metallica il salto d'acqua, con la quale venivano azionate due macine di pietra poi sostituite da quattro mulini a cilindro tipo buller. Qui venivano lavorati cereali per uso domestico, quali frumento, orzo, granoturco. Nel periodo di gestione della famiglia Fiorin, la stessa disponeva anche di trebbiatrici da frumento e da erba medica, le quali venivano stazionate nelle tettoie del mulino stesso. L'impianto ha cessato di operare già dal 1958, subendo poi una radicale trasformazione.

Maglio Tonet di Francenigo

E' un impianto protoindustriale ad uso artigianale dei fratelli Pessot, meglio conosciuti con il soprannome "Tonet". Questa officina fabbrile, limitrofa alla ottocentesca filanda della famiglia Cao, produceva e riparava gli attrezzi da lavoro dei contadini della zona lavorando di forgia ed incudine grazie anche all'energia dell'acqua dell'adiacente Fossa del Cimitero necessaria a dare movimento al maglio. L'edificio, caratterizzato da un aspetto moderno e realizzato nei primissimi anni del novecento, riserva una particolare sensazione visitandone l'interno per il suo aspetto perfettamente conservato e che ci rimanda indietro nei secoli con l'immaginazione fino alle prime attività fabbrili dei periodi "bui" del Medievo.

Mulino di Faè ora Zerio

E' un edificio industriale tipico dell'industri molitoria di fine ottocento. Assieme ai mulini Santuz ed Ambruzzi sono tre manufatti costituenti un "sistema molitorio" ancora originario sui rio Resteggia-Rasego affluenti del Fiume Livenza. Il Mulino di Faè, ora proprietà Zerio, è realizzato in mattoni di cotto a vista e sorge in stretta continuità con il corso d'acqua sorgiva ed è poggiante su un antico sistema di fondazioni in palificata in legno. Restaurato negli anni settanta del secolo scorso, mantiene ancora integro e funzionante l'impianto di macinazione delle granaglie del 1935 a doppio cilindro e che convive mirabilmente con quello settecentesco e costituito da due macine di pietra. Caratteristica è anche la puleggia destinata ad azionare all'esterno la trebbiatrice da erba medica. Tutto questo convive armoniosamente con un moderno impianto di pulizia del fiume con la relativa cascatella e che sfrutta esclusivamente l'energia prodotta dal salto d'acqua. E' una notevole testimonianza dell'antica economia rurale della zona. Attualmente è sede di una associazione privata con fini ricreativi.

Mulino Ambruzzi sul Resteggia

E' un edificio industriale tipico dell'industria molitoria di fine ottocento. Assieme ai mulini Santuz e a quello di Faè sono tre manufatti costituenti un "sistema molitorio" ancora originario sui rio Resteggia-Rasego affluenti del Fiume Livenza. Il Mulino Ambruzzi si trova in uno stato di conservazione non buono e presenta ancora l'originale ruota in legno prospiciente un punto panoramico il Fiume Livenza. Si compone di più volumi edilizi, di cui uno è particolarmente ancora abitato. 

Setificio Piovesana

Edificio di archeologia industriale tra i più suggestivi, sul quale svetta ancora la ciminiera della caldaia a vapore. di derivazione navale. L'edificio centrale, oltre alla caldaia, comprende l'officina, il reparto macchine con motore elettrico e sostitutivo a vapore. Sul lato sinistro è collocato l'edificio principale che comprendeva i locali direzionali e l'ampio locale trattura della seta. Sul lato destro ci sono i locali di essicazione ed i magazzini dei bozzoli. L'attività è iniziata nel 1922 ed è proseguita fino al 1960. Ha visto occupate fino ad un massimo di 120 persone, esclusivamente donne e due conduttori della caldaia. La quantità di bozzoli lavorati ha raggiunto una quantità di 80.000 kg annua. Negli ambienti sono ancora presenti macchinari ed attrezzi per le lavorazioni.