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CHIESE


  • Chiesa di San Tiziano a Francenigo
Il primo edificio, inaugurato nel 1547, dopo i lavori voluti e finanziati da Ludovico da Porcia, arciprete di San Tiziano, era a navata unica. Furono eseguiti dei lavori per rifare il coro nel '700 e un restauro del tetto e di parte della muratura del 1818. Tra il 1924 e il 1927 furono aggiunte alla vecchia chiesa 2 navate laterali, fu ampliato il coro e venne realizzata la grotta della Madonna di Lourdes. Nel 1959 gli architetti Del Favero realizzarono un edificio con orientamento ad ovest. L'abside della navata sinistra accoglie un battistero della seconda metà del '500 con acquasantiera in pietra, sormontata da struttura lignea, con 8 portelle dipinte e culminante con una statua di S. Giovanni Battista. Notevole la pala dell'altare maggiore dipinta dall'Amalteo nel 1564; sopra la porta principale si trova la pala della Madonna del Rosario. I tre affreschi del soffitto sono di Sebastiano Santi, completati nel 1841.
 
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  • Chiesa di San Liberale
Ad aula unica, con un vano-ripostiglio che termina con un terrazzo, dal quale si erge la torre campanaria in mattoni rossi. La facciata è chiuse da un timpano e il portale è sovrastato da una finestra semisferica; analoghe finestre si trovano sui 2 lati. E' presumibilmente contemporanea a S. Rocco (troviamo la medesima pietra nella muratura perimetrale). All'interno è conservata una pala raffigurante S. Liberale, guerriero, oltre ad una statuetta in maiolica della Madonna di Loreto.
 
  • Chiesa di San Silvestro ad Albina
Il titolo di Parrocchia risale al '500 e si riferisce ad una piccola aula, che fu arricchita via via da cappelle minori e nuovi altari. Questa fu sostituita da un nuovo edificio, l'attuale, la cui struttura fu terminata nel 1861. La nuova chiesa è a navata unica, con fronte stretto e slanciato, presbiterio rialzato e 4 piccole cappelle, che accolgono battistero e altari. Il campanile è del 1925. All'interno troviamo gli altari di S. Rocco e S. Sebastiano e della Madonna del Rosario, traslocati dalla vecchia Chiesta. Quest'ultimo è in marmo e di chiara impronta Settecentesca ed era sovrastato da una pala raffigurante la Madonna, ora su una delle pareti del presbiterio. Interessante la pala di SS. Sebastiano e Rocco, commissionata nel '600 in seguito ad una pestilenza.
 
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  • Chiesetta del cimitero di Albina
L'attuale chiesetta è l'abside di ciò che resta dell'originale chiesa parrocchiale. La chiesa di Albina era già eretta a Curazia nel 1450. Nel 1860 venne decisa la costruzione di una nuova chiesa in posizione più elevata ed al riparo dalle piene della Livenza. Nello stesso periodo fu demolita la vecchia chiesa ad eccezione dell'abside, trasformata in oratorio del cimitero, e del campanile presente sino al 1905. A testimonianzxa delle antiche origini si può notare, all'interno del lato sud, la porta che immetteva nella torre campanaria e l'attaccatura dell'abside alla chiesa originaria osservando l'interruzione delle lesene sui lati nord e sud. E' novecentesca l'aggiunta del portale d'ingresso in pietra d'Istria.
 
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  • Chiesa di San Lorenzo a Campomolino
Di impianto cinquecentesto, ma con probabili origini duecentesche, è la meglio conservata del comune, anche grazie ad un restauro terminato nel 2001, che ha messo in luce, tra l'altro, nuovi affreschi. E' un edificio a navata unica, con 4 altari minori e battistero. Il presbiterio è isolato dalla navata da una balaustra e da alcuni gradini. Abbiamo notizia di un restauro documentato nel 1758 e concluso nel 1761. L'altare maggiore è il più vecchio, eretto contemporaneamente alla cappella duecentesta; vi trovano sede le due tavolette di Pomponio Amalteo, raffiguranti S.Pietro e S.Giovanni Battista, collocate nell'altar maggiore e, al centro, al posto di quella originale perduta, una pala di E. Dall'Oglio, del 1759, con la Madonna, S. Teresa, S. Lorenzo e S. Matteo.
 
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  • Chiesa di San Tomaso di C. a Gaiarine
La consacrazione della Chiesa, che conteneva gli altari di S. Tomaso e di S. Zaccaria, è del 1443. L'Edificio fu successivamente ricostruito con le forme di un rinascimento provinciale e consacrato nel 1559 dal Vescovo di Ceneda. L'impianto era caratterizzato dalla torre campanaria in facciata. A cavallo dell'Ottocento ci saranno dei nuovi restauri della sagrestia e della canonica. Nel 1927 un nuovo intervento di restauro sconvolgerà l'impianto e l'orientamento della nuova chiesa: fu demolito il coro ottocentesto, e al lato opposto fu inserito il nuovo coro preceduto da un transetto sul quale si inserisce la cupola in rame. Il campanile neogotico fu eseguito tra il 1900 e il 1905. Interessante l'altare della Beata Vergine del Rosario, ornato da intarsi marmorei, già presente nella prima parrocchiale, e quello di San Francesca Romana, ligneo e di impostazione barocca. Tra i dipinti, pregevole la pala in passato attribuita al Veronese, ma attribuibile probabilmente al figlio Carletto Caliari (1570-1596), che rappresenta la Madonna con Bimbo assunta in cielo con angeli, adorata dai SS. Tomaso di Canterbury e Zaccaria.
 
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EDIFICI STORICI


  • Palazzo Municipale, ex Villa Cicogna
Villa dalle linee semplici ed eleganti con caratteristico timpano centrale e due barchesse laterali. Dell'impianto originario rimane solo la parte centrale mentre le due parti laterali sono state demolite e ricostruite negli anni '50. Sono riportate due date sugli archi: 1775 e 173, anni ai quali se ne potrebbero fare risalire la costruzione o alcuni successivi abbellimenti. Un tempo la villa presentava un giardino cinto da un muro. Da quando la costruzione è stata adibita ad uso amministrativo, il parco è stato sostituito dalla piazza.

  • Villa Altan
Recentemente restaurata, è attualmente sede della Biblioteca Comunale. I conti Altan, originari di S. Vito al Tagliamento, avevano acquistato la proprietà dai Porcia nel 1426 e ne fecero sede di villeggiatura. Rilievi sulle murature permettono di ipotizzare un precedente edificio cinquecentesco, sul quale è innestato l'attuale edificio, presumibilmente del '700. I due archi al piano terra ne tradiscono l'originale rurale, sui quali dovevano aprirsi la cucina e le stanze di servizio, mentre il piano nobile, con salone centrale su cui si aprivano le stanze, è caratterizzato dall'elegante bifora di facciata. L'ultimo piano, il granaio adibito oggi a sala confernze, è caratterizzato da 2 grandi arconi, oltre che da una finestra con balcone laterale.

  • Villa Cappellari della Colomba oggi Berlese
Imponente costruzione a tre piani risalente al XVIII secolo, ls facciata con timpano ha alcune similitudini con Villa Pera e Villa Porcia - Cavarzerani; un corridoio, all'ultimo piano, percorre longitudinalmente l'edificio disimpegnando una serie di piccole camere da letto. Gli altri due livelli sono centrati su di un ampio salone che distribuisce quattro stanze e il vano scala, evidenziato da un elegante arco nel finaco della villa. Al corpo centrale di addossarono, con l'andar del tempo, alcuni edifici minori; fino a non molto tempo da, faceva da contorn una piccola cappella privata che già nel 1888 versava in pessime condizioni e dalla cui recente distruzione si salvò solo un affresco che era presente all'interno. Un viale alberato partiva dal retro della villa e si immergeva nel verde della proprietà Cappellari, le quali, comunque, non dovevano avere proporzioni particolarmente rilevanti. Erano tuttavia sufficienti a giustificare una residenza che fino alla fine del secolo scorso fu una casa di villeggiatura.

  • Villa Porcia ora Cavarzerani
Costruita nel XVIII secolo dai conti di Porcia e Brugnera, probabilmente in luogo di un preesistente fortilizio, è comunque certamente testimoniata già nel '500. L'attuale villa, caratterizzata da un lungo prospetto, è composta da un corpo centrale sormontato da un timpano e da due ali laterali. All'interno troviamo il salone centrale, affescato da tenui pitture, che distribuisce tre stanze e un ampio scalone affrescato a lesene e con uno scorcio su una finestra semiaperta. L'oratorio privato, con una semplice facciata coperta da un timpano, racchiude un'immagine ottocentesca della Madonna della Concezione. Si narra che vi abbiano preso alloggio Napoleone e il Generale Radetzky.

  • Villa Riello-Pera
L'edificio seicentesco, sorto come luogo di villeggiatura, ha subito vari rimaneggiamenti nei secoli: al nucleo originario si sovrapposero, nelle varie fasi costruttive che la caratterizzano, le strutture di supporto alla produzione agricola. La facciata è molto semplice, tripartita, sormontata da un timpano ad arco e reca lo stemma della famiglia. Nel giardino troviamo delle belle statue settecentesche in pietra bianca, due delle quali ornano i pilastri dell'ingresso.

  • Villa Peruzzi-Segato
La costruzione è del 1713, come testimonia una piccola lapide in facciata. Il Catasto napoleonico descriveva la vitta completata da due barchesse perpendicolari al fronte dell'abitazione, una delle quali, disposta lungo la strada, era fornita di un sottoportico con arco in pietra bianca. Nell'edificio troviamo il salone passante su cui si aprono le varie stanze. Sulla facciata sud si apre una elegantissima bifora, impreziosita da due plastiche chiavi di volta, a loro volta sovrastate dalla lapide con la data di costruzione.

  • Villa Piovesana
Costruita dai Piovesana nel 1718, data incisa sulla chiave di volta del portale principale, è a due piani, di stile veneziano. Una delle sale ha soffitto in stile sansovino. Due vasti portali, al lato nord e sud, e un elegante arco bugnato in pietra, costituivano in origine l'ingresso per le carrozze nell'androne a pian terreno. Il piano nobile era impostato su un salone centrale passante, il quale si affaccia sul giardino con un balconcino sormontato dallo stemma dei Piovesana. Nel giardino, chiuso ai lati da due barchesse, troviamo vari esemplari di conifere, un pozzo con vera settecentesca e una vasca con fontana.
 

  • Villa Elena
La villa, oggi sede di un asilo, è attribuibile alla fine del XVII secolo e la sua costruzione si deve alla famiglia Carli. Sorse in un luogo distante dal centro del paese, su un terrapieno naturale, ma in seguito la sua posizione contribuì allo slittamento del paese lungo l'attuale Viale Europa. L'edificio, comosto di un blocco residenziale centrale e da due piccole e tozze barchesse, è impostato sul salone centrale. Sul salone a piano terra si aprono i due portoni in bugnato che danno sulla strada e sul giardino interno, mentre quello del piano nobile si affaccia su due bifore a tutto sesto ornate da mascheroni.
 
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  • Villa Riello-Pera
L'edificio seicentesco, sorto come luogo di villeggiatura, ha subito vari rimaneggiamenti nei secoli: al nucleo originario si sovrapposero, nelle varie fasi costruttive che la caratterizzano, le strutture di supporto alla produzione agricola. La facciata è molto semplice, tripartita, sormontata da un timpano ad arco e reca lo stemma della famiglia. Nel giardino troviamo delle belle statue settecentesche in pietra bianca, due delle quali ornano i pilastri dell'ingresso.
 
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ORATORI E CAPITELLI


  • Oratorio di San Zaccaria a Gaiarine
Di origini incerte, è da alcuni ritenuta la prima parrocchiale di Gaiarine, data anche la sua posizione lungo la strada che da Roverbasso si innestava in Via Terraglio. L'oratorio, ricostruito nel 1456 e ulteriormente rimaneggiato nell'800, è composto di una piccola navata, che prende luce da due piccole finestrelle a semicerchio. Era in origine orientato ad est e fu riorientato in epoca moderna, come testimoniano i resti di un portale sul lato sud. Dedicato a San Zaccaria, Profeta e padre di San Giovanni Battista e in passato anche alla Beata Vergine Maria. All'interno c'è una Pala di San Zaccaria del 1857 di Amedeo Giuseppe Lorenzi.

 
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  • Oratorio di San Rocco a Gaiarine
La costruzione si fa risalire al periodo successivo alla peste del 1485, in seguito alla quale Bartolomeo Pavan riceve dal Vescovo l'autorizzazione a costruire la chiesetta, dedicata a San Rocco e San Sebastiano. L'edificio venne riedificato nel 1641 e restaurato nel 1883. In seguito a questi ultimi lavori fu modificato l'orientamento della chiesetta. L'impianto attuale è in stile neogotico ad una navata, con portale di accesso e finestre ogivali in facciata; sulle pareti laterali, in pietra, si aprono due finestre semisferiche. Sulla copertura a due falde si innesta la torre campanaria. La pala d'altare, risalente al 500, rappresenta la Madonna con San Sebastiano e San Rocco; troviamo inoltre un'altra pala attribuita a Cima da Conegliano (1460-1518) o alla sua scuola, copia di quella dell'altare maggiore del Duomo di Conegliano.
 
  • Oratorio di Sant'Antonio a Campomolino
Collocato di fronte alla Chiesa Parrocchiale di Campomolino, il piccolo oratorio, ristrutturato nel 1749, costituisce un testo importante per la storia della devozione popolare. Al centro della parete di fianco è raffigurato, in lato il Padre Eterno, al centro la Madonna con il Bambino e ai lati i Santi Rocco (il cui culto ebbe larga diffusione nel periodo delle pestilenze) e Sebastiano. Il dipinto è stato attribuito a F. Da Milano, ma una nuova attribuzione lo assegna invece a Girolamo Stefanelli da Porcia.
 
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  • Altarino della Santissima Trinità ad Albina
Sorto probabilmente nel XVII secolo, lungo l'antica Cal Lunga, nel punto dove questa costeggiava Albinella. La piccola edicola sacra, costruita sopra un tumulo artificiale, conserva all'interno degli affrschi in parte scalfiti e deteriorati: quello alle spalle dell'altare conserva un'immagine della Madonna con la raffigurazione della Trinità.
 
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CASE RURALI


  • Casa rurale di Albina
La casa, databile all'inizio del '500, era una residenza di campagna utilizzata per brevi visite per amministrare i raccolti gestiti dai coloni. L'edificio ha subito notevoli manomissioni, mentre sul retro sono riconoscibili due piccole finestre a tutto sesto, coeve, all'impianto originario dell'edificio. In facciata troviamo uno stemma difficilmente attribuibile, ma si può supporre che sia dei Bornacini o dei Princivalli, entrambi funzionari di Portobuffolè.
 
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  • Casoni di Albina
I casoni liventini hanno caratteri relativamente uniformi. Il piano terra era in mattoni crudi, e non erano inusuali i tramezzi di rami intrecciati e intonacati. Le coperture erano originariamente realizzate in paglia, ma dall'800 nei casoni di Albina la paglia fu sostituita dalle tegole marsigliesi; la modifica della copertura permise di attrezzarli di camini. Nel casone di Albina, parte del fienile è stato tamponato con del legname per ottenere stanze al primo piano.
 
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MULINI ED EDIFICI INDUSTRIALI


  • Mulino Santuz
E' un edificio industriale tipico dell'industria molitoria di fine ottocento. Assieme ai mulini Ambruzzi e Zerio sono tre manufatti costituenti un sistema molitorio per granaglie ancora originario sui rio Resteggia-Rasego affluenti del fiume Livenza. Il Mulino Santuz si trova in uno stato di conservazione non buono. Poichè i mulini hanno inciso sul toponimo del paese, si pensa che siano antecedenti all'XI secolo, ma le prime notizie storiche risalgono al XV secolo. Nel 1776 nel Mulino Santuz erano attive 5 ruote e una sega da legno; sono ancora visibili all'esterno una grande ruota in ferro ed una puleggia per la trebbiatura dei cereali. Ai mulini erano annesse altre strutture quali le unità abitative e i magazzini per lo stoccaggio delle merci.

  • Mulino Munaret sull'Aralt a Francenigo
La prima conferma storica di un mulino sul corso d'acqua Rio Aralt è del 1472. Tre mulini appaiono in una mappa del 1689 di Francesco Cuman ed erano di proprietà del Conte Giò Paulo di Porcia. Il nome deriva dal toponimo mugnaio, dialettale muner o munaret. Una serie di chiuse sul corso d'acqua permetteva di convogliare ad una turbina metallica il salto d'acqua, con la quale venivano azionate due macine di pietra poi sostituite da quattro mulini a cilindro tipo buller. Qui venivano lavorati cereali per uso domestico, quali frumento, orzo, granoturco. Nel periodo di gestione della famiglia Fiorin, la stessa disponeva anche di trebbiatrici da frumento e da erba medica, le quali venivano stazionate nelle tettoie del mulino stesso. L'impianto ha cessato di operare già dal 1958, subendo poi una radicale trasformazione.

  • Maglio Tonet di Francenigo
E' un impianto protoindustriale ad uso artigianale dei fratelli Pessot, meglio conosciuti con il soprannome "Tonet". Questa officina fabbrile, limitrofa alla ottocentesca filanda della famiglia Cao, produceva e riparava gli attrezzi da lavoro dei contadini della zona lavorando di forgia ed incudine grazie anche all'energia dell'acqua dell'adiacente Fossa del Cimitero necessaria a dare movimento al maglio. L'edificio, caratterizzato da un aspetto moderno e realizzato nei primissimi anni del novecento, riserva una particolare sensazione visitandone l'interno per il suo aspetto perfettamente conservato e che ci rimanda indietro nei secoli con l'immaginazione fino alle prime attività fabbrili dei periodi "bui" del Medievo.

  • Mulino di Faè ora Zerio
E' un edificio industriale tipico dell'industri molitoria di fine ottocento. Assieme ai mulini Santuz ed Ambruzzi sono tre manufatti costituenti un "sistema molitorio" ancora originario sui rio Resteggia-Rasego affluenti del Fiume Livenza. Il Mulino di Faè, ora proprietà Zerio, è realizzato in mattoni di cotto a vista e sorge in stretta continuità con il corso d'acqua sorgiva ed è poggiante su un antico sistema di fondazioni in palificata in legno. Restaurato negli anni settanta del secolo scorso, mantiene ancora integro e funzionante l'impianto di macinazione delle granaglie del 1935 a doppio cilindro e che convive mirabilmente con quello settecentesco e costituito da due macine di pietra. Caratteristica è anche la puleggia destinata ad azionare all'esterno la trebbiatrice da erba medica. Tutto questo convive armoniosamente con un moderno impianto di pulizia del fiume con la relativa cascatella e che sfrutta esclusivamente l'energia prodotta dal salto d'acqua. E' una notevole testimonianza dell'antica economia rurale della zona. Attualmente è sede di una associazione privata con fini ricreativi.

  • Mulino Ambruzzi sul Resteggia
E' un edificio industriale tipico dell'industria molitoria di fine ottocento. Assieme ai mulini Santuz e a quello di Faè sono tre manufatti costituenti un "sistema molitorio" ancora originario sui rio Resteggia-Rasego affluenti del Fiume Livenza. Il Mulino Ambruzzi si trova in uno stato di conservazione non buono e presenta ancora l'originale ruota in legno prospiciente un punto panoramico il Fiume Livenza. Si compone di più volumi edilizi, di cui uno è particolarmente ancora abitato.

  • Setificio Piovesana
Edificio di archeologia industriale tra i più suggestivi, sul quale svetta ancora la ciminiera della caldaia a vapore. di derivazione navale. L'edificio centrale, oltre alla caldaia, comprende l'officina, il reparto macchine con motore elettrico e sostitutivo a vapore. Sul lato sinistro è collocato l'edificio principale che comprendeva i locali direzionali e l'ampio locale trattura della seta. Sul lato destro ci sono i locali di essicazione ed i magazzini dei bozzoli. L'attività è iniziata nel 1922 ed è proseguita fino al 1960. Ha visto occupate fino ad un massimo di 120 persone, esclusivamente donne e due conduttori della caldaia. La quantità di bozzoli lavorati ha raggiunto una quantità di 80.000 kg annua. Negli ambienti sono ancora presenti macchinari ed attrezzi per le lavorazioni.
 

ELEMENTI NATURALI PAESAGGISTICI


  • Ansa Restera Zandegiacomi
L'ansa Restera Zandegiacomi collocata nel tratto mediano del corso del fiume Livenza, costituisce un interessante biotopo; essa rappresenta cioè una situazione d'ambiente peculiare, per caratteri idraulici, morfologici e bioecologici. Il percorso naturalistico attraversa l'ansa solo nella parte visitabile al pubblico, e si compone di un percorso principale e di uno secondario. Dopo l'ingresso principale, percorrendo il sentiero di sinistra si arriva all'area attrezzata per la sosta e il pic.nic. Lungo le sponde del fiume Livenza si incontrano poi in prossimità dei punti panoramici tre osservatori natualistici con parapetti lignei. In questi luoghi, appositi cartelli danno informazioni sul sistema floro-faunistico della Livenza. Nel centro dell'ansa Restera Zandegiacomi, circoscritta dalle piantumazioni, è collocata un'ampia superficie a prato a forma di goccia. Nelle aree non attraversate dai sentieri sopradescritti, è severamente vietato entrare per non danneggiare la flora e la fauna.
 
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  • Mutera di Campomolino
Forma geologica di origine artificiale, questo tipo di rilievo era noto anche con il nome di motta o castellir; questo rilievo in particolare era denominato "utia" dagli abitanti del luogo. Ha una forma circolare, raggiunge un'altezza di circa sette metri ed è oggi caratterizzato da un filare di vite continuo a spirale e da due cipressi sulla sommità. Non sono stati effettuati studi specifici nell'area, ma simili strutture rivelano in genere la presenza di sepolture paleovenete .
 


  • Flora, fauna, ambiente forestale e prativo
Flora: Gli aspetti floristici salienti sono cistuiti dalla dotazione di idrofite (vegetazione sommersa), propria dell'alveo del Fiume Livenza nel tratto mediano, ed inoltre dalla vegetazione erbacea e suffruticosa delle banchine golenali nonchè della vegetazione forestale che si sviluppa presso le scarpate di sponda e sulle stesse banchine golenali. Nel primo caso, oltre alle specie presenti nel tratto superiore del fiume, si aggiungono il ceratofillo, la brasca perfoliata e la peste d'acqua. La seconda componente risulta invece caratterizzata da elementi floristici di tipo nitrofilo ed infestante, con prevalenza di ortica e di rovo bluastro, cui si associano presso i ristagni d'acqua stagionale la salcerella, la scagliola palustre e il gramignione maggiore. La terza componente infine, è caratterizzata dall'alternanza di specie arboree ed arbustive autoctone e die specie alloctone naturalizzate. All'olmo, tipico albero idrofilo dell'ambiente planiziale che manifesta la tendenza a colonizzare con boschetti monospecifici le nuove banchine golenali, si accostano pertanto l'ontano nero, il salice bianco, il pioppo nero, la sanguinella, la frangola, il sambuco, il rovo comune e il salice cinereo, ma anche l'edera che si abbarbica al tronco degli alberi. Si alternano quindi a queste specie come il platano ibrido, l'invadente negundo e l'infestante falsa gaggia, che competono spesso con successo con le stesse specie autoctone.

Fauna: Complessa risulta, presso l'ansa Restera Zandegiacomi, anche la comunità faunistica, che tra i vertebrati è formata da componenti diverse, quali la componente acquativa, la componente anfibia, quella dell'ambiente di superficie e quella dell'ambiente forestale ripario. Appartengono alla prima le specie di pesci quali la lampreda padana, specie endemica, lo spinarello, la trota fario, il cavedano, l'alborella, la scardola, che come la specie precedente forma branchi talvolta numerosi, la tinca ed il luccio, specie predatrice che nel tratto mediano compete con la trota sostituendola progressivamente.

Ambiente forestale e prativo: La componente faunistica dell'ambiente forestale e prativo di sponda è la più nutrita per numero di specie; essa comprende anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. Gli anfibi, con la rana agile ed il rospo comune, sono presenti con la raganella, frequente negli arbusteti ripari; i rettili sono invece rappresentati dal ramarro, che vive nei prati asciutti dell'argine fluviale e dal colubro liscio, piccolo colubride che come la specie precedente predilige i prati soleggiati. Nutrita è in questo caso la comunità degli uccelli, formata dalle numerose specie che frequentano le campagne circostanti e che si rifugiano o nidificano nel folto delle siepi alberate di sponda. Tra le altre specie sono presenti abitualmente il merlo, l'usignolo, la capinera, il codibugnolo, la cinciallegra, la ghiandaia, il grande picchio verde e rapaci come il gheppio, lo sparviero e la poiana. I mammiferi, infine, sono rappresentati soprattutto da insettivori come il comune riccio, la talpa ed il toporagno, da roditori, da lagomorfi come la lepre, ma anche da mustelidi come la donnola.